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Bio diversità alimentare

21 Dicembre 2008 300 views 0 Comment

Circa un terzo delle specie vegetali offre frutti, tuberi, noci, semi, foglie, fusti o radici commestibili. Ciò ci fa comprendere l’importanza della biodiversità in relazione alla nostra alimentazione. Per i novi decimi della sua evoluzione, l’uomo è vissuto di caccia e di raccolta, da ciò si desume che fra gli esseri umani per lungo tempo è stata diffusa la conoscenza di parecchie centinaia di specie di piante commestibili che potessero assicurare il sostentamento. Ancora oggi gli alimenti selvatici integrano la dieta di milioni di persone in tutto il mondo rurale povero, soprattutto durante le stagioni meno favorevoli. Negli ultimi 5-10 millenni l’uomo ha coltivato gran parte del proprio cibo. Nei millenni i coltivatori hanno sviluppato una ricchezza di varietà differenti all’interno della colture, selezionando e ripiantando solo i semi più favorevoli : quelli di piante che maturavano un poco prima delle altre, oppure che risultavano particolarmente resistenti ai parassiti o che possedevano un particolare colore o sapore.

I contadini poveri, sempre attenti a questo tipo di diversità utile ad affrontare la mutevolezza dell’ambiente e ad una maggiore abbondanza di raccolti, hanno sviluppato migliaia di varietà o “razze autoctone” per le principali coltivazioni.Sebbene oggi siano disponibili semi programmati geneticamente, la produttività delle nostre riserve alimentari dipende dalla biodiversità vegetale conservata nei terreni allo stato selvatico e dalle pratiche agricole tradizionali.
Le specie selvatiche continuano ad essere usate dai produttori per la loro resistenza alle malattie, per la loro vitalità, e per molte altre caratteristiche. La biodiversità in agricoltura ha però un futuro incerto. La disponibilità di alimenti selvatici e di corrispettivi selvatici delle colture tradizionali diminuisce via via che gli habitat naturali vengono dominati dall’uomo e che i campi a maggese, i terreni a riposo e altri habitat secondari diminuiscono all’interno del panorama agricolo tradizionale. La perdita di varietà nelle colture è dovuta a molti fattori, nella maggior parte dei casi, comunque, dipende dal fatto che gli agricoltori abbandonano le sementi tradizionali per adottare nuove varietà che consentono di migliorare le modalità di lavoro. Diminuiscono gli agricoltori di sussistenza, diminuiscono le aziende di sementi, diminuisce la varietà di sementi in commercio, e quindi i raccolti e le sementi conservate sono sempre più omogenei. L’industria delle sementi è dominata dalle multinazionali : le stesse aziende vendono fertilizzanti e pesticidi promovendo le sementi programmate per l’utilizzo di quei prodotti. Nella maggior parte dei paesi del terzo mondo la perdita di varietà è stata minima fino agli anni sessanta quando il programma noto come “rivoluzione verde” introdusse nuove varietà di grano, riso e mais ad alta produttività. Questi nuovi ibridi vennero ampiamente diffusi e finirono per sostituire le varietà autoctone in vaste aree. I rischi derivanti dalla uniformità genetica sono enormi: dipendenza da operatori specializzati, vulnerabilità ai parassiti, alle malattie o al cambiamento delle condizioni ambientali. E’ essenziale quindi conservare e diffondere le biodiversità in agricoltura per garantire la sicurezza alimentare mondiale.

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